Lunedì, 23 luglio 2018

Dal capitolo: "Impressioni da bordocampo"

San SiroLo stadio
Una sosta obbligata per il nostro viaggio tra i luoghi sacri e profani del Liga.

Il luogo in cui l'emozione diventa pura energia e la felicità di un istante si trasforma in un tumulto d'anime in festa per una canzone come per un gol. Dentro quel catino, in mezzo a quel casino, la tua voce diventa coro, i sentimenti singolari diventano plurali e ti entrano dentro senza chiedere il permesso, sfondando la cassa toracica con una botta da migliaia di watt.

Per Luciano, appassionato di calcio ed ex giocatore dilettante, quel rettangolo di erba verde circondato da seggiolini di plastica ha sempre rappresentato qualcosa di più che un terreno di gioco.

Non a caso, la data che segna la svolta decisiva per la sua carriera, coincide con una scritta rossa su un vecchio calendario in corrispondenza del 28 giugno 1997: "Il primo San Siro".

Quel santuario, un tempo inviolabile perfino dalle più ardite fantasie del timido sedicenne che sognava di fare il calciatore o, casomai, il cantautore, quella sera aveva i cancelli aperti.

E sul campo c'era quel ragazzino, nel frattempo diventato grande abbastanza per vedere tutti i suoi sogni diventare all'improvviso reali.

Quella notte, sull'erba consacrata alla leggenda nerazzurra Giuseppe Meazza, Luciano versò il suo sangue, ferendosi accidentalmente un dito mentre suonava senza plettro il primo accordo di chitarra. Quelle gocce furono il segno di un'iniziazione accidentale: un patto di sangue in nome del rock. Dalla notte del "primo San Siro", Luciano ha affrontato ogni concerto come una finale decisiva, vivendo l'esperienza dello stadio con lo spirito di chi ha consumato l'adolescenza e i suoi scarpini facendo su e giù per il campo per destinazione di qualche campetto di prima categoria, in attesa della chiamata del mister, senza per questo perdere la voglia di scendere in campo e giocarsela.

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Lunedì, 12 marzo 2007