Sabato, 18 novembre 2017

2. La linea sottile

Una rullata di batteria introduce un mid-tempo dal groove irresistibile. Ancora una volta, come ha spesso fatto in passato, Luciano affronta tematiche "di peso" cercando la chiave dell'umorismo e della leggerezza:

"A mia volta mi fido del mondo
se sapessi le botte che prendo
Non c'è modo di starsene fuori
da ciò che lo rende tremendo e stupendo."  

Si prova, con ironia, a fare i conti con una specie di terra di nessuno:

"per il cielo è un po' presto
per l'inferno non c'è posto
per qualcuno è solo buio pesto"  

Freschezza musicale e gioco danno il tono alla canzone e toccano il loro culmine nel refrain: qui, anche se quasi scherzando, si fanno in realtà domande molto serie.

"C'è una linea sottile
fra tacere e subire
cosa pensi di fare?
Da che parte vuoi stare?"
 

Nella seconda strofa troviamo una serie di immagini al limite del paradosso:

"una faccia che sembra destino
e un vecchio che torna bambino
e traguardi che sono partenze
e un tramonto che è come un mattino"  

Il "mostro" del titolo dell'album viene anche qui evocato, e pure qui affrontato con leggerezza:

"a mia volta mi lascio un po' stare
e mi faccio un periodo di mare
che a mia volta non è che mi cerco
che poi non si sa cosa posso trovare"  

Nell'ultimo ritornello gli archi aumentano la sensazione di freschezza, e LA LINEA SOTTILE è:

"fra baciare e mangiare
fra partire e venire
fra la voglia e il piacere
fra la noia e il bicchiere"
 

Il pezzo chiude con la sola voce di Luciano che perentoriamente TI chiede:

"da che parte vuoi stare?"

Lunedì, 26 aprile 2010