Lunedì, 18 novembre 2019

LEMONHEADS - "Lemonheads" (Vagrant Records/Universal)

The LemonheadsGli anni 90. In un momento come quello attuale dove gli ottanta vengono continuamente ripescati, a volte anche fastidiosamente, c'è qualcuno che già grida (e spera) ad una riedizione dei 90. Sono cicli, indubbiamente e, soprattutto moda e musica sono sempre lì a cercare nuovi spunti facendo tesoro o dissacrando qualcosa che già c'è stato e che ha lasciato in qualche modo un segno. Dal punto di vista musicale si registrano alcuni ritorni. Chi invece ha sempre svolto il proprio lavoro pur rimanendo in un circuito underground continua a proporre cose interessanti. E' il caso dei Lemonheads, formatisi a Boston poco dopo la metà degli anni ottanta. Qualcuno li ricorderà perchè hanno fatto parte per un po' di quel nucleo di cult band associate all'alternative rock insieme ai Dinosaur Jr. e ai Buffalo Tom, oltre ai Nirvana che poi hanno preso il sopravvento. I Lemonheads comunque sono stati precursori della perfetta fusione tra hardcore e pop. esperimento peraltro riuscitissimo quando proposero una rilettura del classico "Mrs. Robinson" di Simon & Garfunkel. Oggi ripartono da un album che porta il loro nome. "Lemonheads" arriva 10 anni dopo "Car Button Cloth" e comprende 11 tracce che si lasciano molto piacevolmente ascoltare, a pertire dal singolo scelto per il lancio, intitolato "Become the enemy". Sono cambiati i tempi ma non la loro musica. La stampa inglese ha accolto questo ritorno in maniera trionfale. D'altronde in terra britannica i Lemonheads hanno sempre goduto di una buona fama, collocandosi tra i fenomeni indie più apprezzati. Complice sicuramente anche l'immagine di Evan Dando, frontman del gruppo, maledetto e tenero quanto basta, bravo a cantare e a comporre. Per questo lavoro, Dando ha voluto riformare un po' i Lemonheads chiamando a suonare batterista e bassista dei Descendents e anche J. Masics, chitarrista dei "rivali" Dinosaur Jr. che si diverte parecchio a far svettare la sua chitarra in "No backbone".

In conclusione possiamo dire che si tratta di una bel disco, fatto di canzoni brevi e ben scritte con suoni secchi, graffianti e una voce melodica che ben si sposa con il resto degli strumenti. Vogliamo sapere la vostra in merito a questo album che sicuramente non farà il botto ma in ogni caso conferma quanto i Lemonheads siano ancora una band da tenere in considerazione. Peccato che del loro passaggio in Italia la scorsa settimana non se ne sia sentito parlare molto. Magari qualcuno di voi è stato a sentirli dal vivo. Ce lo faccia sapere, scrivendo qui sotto nello spazio commenti.

Giovedì, 16 novembre 2006