Domenica, 17 dicembre 2017

NIENTE PAURA - Scheda del film


- Italia, 2010 - BIM Distribuzione, 85 minuti (35 mm) -

un film documentario di Piergiorgio Gay
sceneggiatura Piergiorgio Gay e Piergiorgio Paterlini
montaggio Carlotta Cristiani
direttore della fotografia Marco Sgorbati
riprese Alessio Balza e Livio Di Miceli
musiche Luciano Ligabue
suono Riccardo Milano
montatore del suono Massimo Mariani
assistenti al montaggio Tommaso Gallone e Matteo Mossi
organizzazione Domenico Cuscino e Monica Tomasetti
ricerche immagini di repertorio Nadia Boriotti
una coproduzione Lumière & Co e BIM Distribuzione
in collaborazione con Fondazione Smemoranda e Riservarossa
coprodotto da Valerio De Paolis
in collaborazione con Nico Colonna e Claudio Maioli
prodotto da Lionello Cerri

con LUCIANO LIGABUE

e con la partecipazione di
GIOVANNI SOLDINI velista
STEFANO RODOTÀ costituzionalista
CARLO VERDONE regista e attore
PAOLO ROSSI attore
MARGHERITA HACK astrofisica
FABIO VOLO conduttore radiofonico e televisivo
BEPPINO ENGLARO padre di Eluana Englaro
UMBERTO VERONESI oncologo
JAVIER ZANETTI  calciatore
DON LUIGI CIOTTI prete, fondatore del Gruppo Abele e di Libera
SABINA ROSSA parlamentare, figlia di Guido Rossa
LUCIANA CASTELLINA giornalista     
ANNALISA CASARTELLI bancaria
GIULIA RANZANI studentessa
DAISY SPOLDI cameriera
LUCA MORABITO bancario
GEMMI SUFALI studentessa
GIULIANA VALENTINO tecnico di laboratorio
SILVIA ANDREETTA impiegata
ROBERTA MAGGIO ufficio comunicazione
MATTIA MURATORE studente - nazionale di wheelchair hockey
DANIELA CAMMARELLA impiegata
VALERIA RIMOLDI studentessa
MARIANNA DI PIETRO studentessa

Raccontare un musicista italiano e il suo pubblico per ripercorrere gli ultimi trent’anni del nostro Paese.
Ma possono le canzoni raccontare la società? E può il percorso artistico di un musicista – nel nostro caso Luciano Ligabue ­raccontare come eravamo e come siamo adesso?

La musica popolare parla di noi, e spesso ci ritrae meglio di tanti saggi o studi sociologici. Parte da un'emozione, dal ritmo, in maniera viscerale. Una canzone può semplicemente rimanere legata a un momento particolare della nostra vita, darci felicità, amarezza o nostalgia nel ricordo. Addirittura "celebrare" un evento cruciale, diventare "rito", nel senso più laico e bello del termine ("Ehi, senti senti… questa è la nostra canzone!").

Canzoni ed emozioni. Canzoni nello scorrere della vita personale ma anche sociale e politica. Canzoni e memoria. Memoria personale e memoria collettiva, nel duplice senso di memoria di un Paese e memoria di tante persone insieme.

Perché Luciano Ligabue?
Perché è un musicista italiano popolare; perché nei suoi concerti quando canta "Non è tempo per noi", vengono proiettati sul maxischermo gli articoli della Costituzione italiana; perché quando canta "Buonanotte all’Italia" scorrono alle sue spalle i visi delle persone che hanno fatto qualcosa per questo paese; perché quando finisce i concerti si rivolge al pubblico dicendo:

"Vorrei augurare la buona notte
a tutti quelli che vivono in questo Paese
ma che non si sentono in affitto,
perché questo Paese è di chi lo abita
e non di chi lo governa"

***

"Le canzoni possono essere utili e io sono contento di sentire che ogni tanto le mie sono state utili per qualcuno" (Luciano Ligabue)

NOTE:
"Ask not what your country can do for you - ask what you can do for your country" ("Non chiedere cosa può fare il tuo paese per te, chiedi cosa puoi fare tu per il tuo paese.")
Discorso d’insediamento di John F. Kennedy - 20 Gennaio 1961

Niente paura è un film documentario sull'identità nazionale non razzista, non regionalista, nell'epoca delle "passioni spente", nell'epoca della crisi radicale della politica, in senso lato.

Il film racconta - in modo non ideologico, non didascalico, non "a riassunto", ma  attraverso le storie personali (ma che assumono significato e valore collettivo) di uomini e donne comuni, di persone conosciute e dello stesso Ligabue - colonna sonora del film e "narratore per eccellenza" - come siamo e come eravamo, in realtà da dove veniamo (fine anni Settanta, primi anni Ottanta, quando si opera una svolta sia nelle istituzioni che nel costume) e quale Paese siamo diventati oggi.

Un Paese, ad esempio, dove la dimensione collettiva della festa (la festa popolare è sempre anche una grande forgiatrice di identità) si esprime ormai solo ai concerti e alle partite di calcio della Nazionale, un Paese in cui perfino difendere il tricolore o l’inno di Mameli è motivo di scontro politico.

La lontananza dei partiti dalla gente - non il contrario - e l'urgere oggettivo di temi nuovi fa sì che chi si riconosce in un Paese non rassegnato combatta per la difesa della Costituzione (diventata non la base minima della convivenza civile, ma una specie di "libro dei sogni", come dice Ligabue, qualcosa che ci sta davanti, un obiettivo da raggiungere) e per i temi cosiddetti etici: i diritti. Non solo e non tanto il classico diritto al lavoro - mai come oggi messo comunque radicalmente in discussione - ma il diritto a decidere sul proprio percorso di fine vita, pari diritti elementari fra persone di appartenenza etnica diversa, di diverso orientamento sessuale, eccetera.

Questa difesa-proposta salda alcuni "nuovi" diritti individuali (il testamento biologico, ad esempio) con un impegno anche duro, rischioso, su terreni che stanno al confine fra etica, società, politica: contro la mafia, contro la camorra, contro l'impunità delle stragi, contro il razzismo nei confronti dei lavoratori immigrati, contro l'omertà che attraversa la coscienza delle persone…

Se - come ricorda Luciana Castellina - l'impegno politico che aveva assunto le dimensioni di una partecipazione impetuosa e di massa negli anni Sessanta e Settanta era la traduzione laica del "cristiano" amore per il prossimo con orizzonti di cambiamenti radicali di giustizia sociale, dagli anni Ottanta a oggi questa "passione" ha assunto sempre più la forma "resistenziale" bene riassunta da Don Luigi Ciotti, quando ci ricorda che "resistere" ha la stessa radice latina di "esistere".
Piergiorgio Gay e Piergiorgio Paterlini

NOTE DI PRODUZIONE:
Niente paura è sicuramente un documentario atipico: raccontare la società in cui viviamo attraverso un musicista italiano e il suo pubblico, e attraverso l’intervento di personaggi famosi, rappresentativi ognuno nel proprio ambito, è stato un lavoro affascinante ma molto complesso in termini produttivi.

Appena ho letto il progetto di Piergiorgio Gay ho capito immediatamente l'importanza di realizzare un film di questo tipo, un film che attraverso la coralità, attraverso le storie personali che assumono valore collettivo, parla del paese in cui viviamo e delle trasformazioni che ha vissuto negli ultimi decenni. Discutendo insieme a lui e suggerendo alcune tematiche che nel racconto dovevano in qualche modo essere trattate, abbiamo definito, anche grazie alla collaborazione di Piergiorgio Paterlini, lo sviluppo dell'idea.

Abbiamo quindi immediatamente coinvolto Luciano Ligabue, senza il cui contributo non avremmo potuto sviluppare il progetto: la presenza di Luciano e delle sue canzoni rappresentano infatti il fondamentale filo conduttore che lega gli interventi che costituiscono il racconto.

Abbiamo poi iniziato un difficile lavoro per contattare e coinvolgere i personaggi famosi che a nostro avviso potevano sostenere l'idea su cui il documentario si fonda, facendo comprendere loro la necessità di realizzare questo film e l'importanza del loro contributo.
Ma il documentario non si compone solo di interventi di personaggi noti: a questi si intrecciano storie di persone comuni, fan di Luciano Ligabue, che attraverso la sua musica riflettono sulla società in cui viviamo, su come siamo e su come eravamo.

A questo si è aggiunto un complesso lavoro di ricerca, perché le immagini di repertorio sono, insieme a Luciano Ligabue, alla sua musica e ai personaggi intervistati, vere protagoniste del racconto: Nadia Boriotti e Piergiorgio Gay sono riusciti, dopo aver visionato attentamente il materiale proveniente dalle diverse fonti, ad individuare quei contributi che, in maniera più efficace,  potessero sostenere l'idea del documentario, segnando i momenti fondamentali della "vita" recente del nostro paese.

Infine, come spiega Piergiorgio, non è stata scelta, per la realizzazione di questo documentario, una strada antologica, non si è voluto raccontare le storie in  maniera diaristica: per fare ciò è stato fondamentale il lavoro di montaggio, frutto della perfetta collaborazione tra il regista e la montatrice Carlotta Cristiani che seguendo i racconti delle persone intervistate, le loro emozioni e la musica di Luciano Ligabue, sono riusciti a dare al documentario un'identità narrativa forte che, proprio grazie all'assenza di un percorso cronologico, riesce in maniera "prepotente" a far entrare lo spettatore, a coinvolgerlo emotivamente e a farlo riflettere.
Lionello Cerri

ELEMENTI DEL RACCONTO:
Sono bastati appena trent’anni per far perdere a questo Paese memoria, ideali, tutte le grandi passioni collettive.

Anche la dimensione della festa popolare è rimasta soltanto nello spettacolo del calcio e nei grandi concerti pop e rock.
Ed è dalla musica che si parte per raccontare "come siamo e come eravamo": trent'anni di storie e trent'anni di Storia del nostro Paese.
Un racconto del cambiamento, affidato alle singole persone, a una dimensione che è quella dell’intimità.
Un racconto personale ma anche collettivo. Evocato dalla musica perché niente come la musica riesce a sottolineare, commentare a volte precedere ciò che viviamo.
Certo,  la musica racconta - a livello immediato, a partire dalla nostra reazione istintiva al ritmo prima ancora che alle parole - eventi ed emozioni privati: amore, dolore, speranze, attese, paura, coraggio. Ma poi le persone sono tutt'uno, ogni storia privata è incastonata indissolubilmente dentro la Storia di tutti.

Raccontare come siamo stati e cosa c'è davanti a noi attraverso le storie di persone che hanno qualcosa da dire, e ce l'hanno perché hanno vissuto sulla propria pelle storie significative: l'esodo da un martoriato Paese d’origine, un lutto, una battaglia civile...  Non importa se queste persone sono famose o sconosciute: ognuno racconta per ciò che ha da dire, ognuno rappresenta se stesso, ma in questo modo il monologo si fa dialogo, nel film e con lo spettatore, in questo modo chi racconta offre uno specchio possibile anche a chi guarda.

Di specchio non a caso parla anche Luciano Ligabue a proposito delle sue canzoni. Le canzoni sono uno specchio possibile per chi ascolta. E anche le canzoni sono racconto, ma - prima di questo - emozione così universale, emozione allo stato puro, al punto che quasi non si riesce a definirla con le parole.

Il film intreccia strettamente racconto, canzoni, immagini (dal repertorio spesso inedito, fino ai video caricati su Youtube).
Il filo che lega le storie è a sua volta emotivo, non diaristico o didascalico. Si procede per analogie, suggestioni: una parola, una frase, una canzone (di Ligabue) "portano" direttamente dentro la prossima storia.

Non si è scelta alcuna strada antologica: questo film non è l’antologia e tantomeno la cronologia scolastica dei nostri ultimi trent’anni, e non è l'antologia della musica popolare italiana tout-court: la colonna sonora è quella delle canzoni di Luciano Ligabue, che peraltro – nello scrivere e cantare dichiaratamente "canzonette" - ci "costringe" durante i concerti a rileggere su un maxischermo i primi dodici articoli della Costituzione e a ripassare davvero la storia complessa del nostro Paese attraverso le gigantografie di personaggi che hanno lasciato un segno profondo, ancora una volta emotivo e insieme carico di significati: da Pantani a Sordi, da De Sica a Pertini a Falcone e Borsellino.

Mercoledì, 25 agosto 2010