Lunedì, 16 settembre 2019

Anteprima "Sette Notti Con Liga"

Lui scuote appena il capo, sorride, dai, andiamo, si arrende, ci facciamo un giro, mi dici poi dove ti devo portare, ok? Lei pensa che davvero il mondo stia ubbidendo a una nuova legge di gravità, adesso, perché tutto, tutto gira intorno a lei, gira e non si vuol più fermare: gira la sua testa, girano le chiome degli alberi, gira tutto, che bello, e non le viene neanche da vomitare, anzi, ha una fame! Grazie, dice invece, dov’è che vai, dov’è che stavi andando, tu?

E la cosa – se ci fosse qualcuno a guardarla, ma per fortuna che non c’è nessuno – surreale lo sarebbe davvero, loro due che flirtano tranquillamente sdraiati sul campo del cimitero, le schiene contro la lapide, come se fossero su due lettini al mare a Rimini in agosto. Niente, fa lui, un giro, così, non mi capita mai di andare in giro dalle mie parti, e sì che dei bei posti ce ne sono. A proposito di bei posti, ma lo sai che ce n’è uno, qua vicino, proprio bello da vedere? Se avessi tempo meriterebbe. SEAVESSITEMPOTUOIO??? tuona lei d’un fiato, che dopo averlo detto deve tirarlo, il fiato, perché dentro ai polmoni non ce n’è più una virgola.

Lui si fissa un momento a guardarla, che si vede che è sconcertato dal suo dire imperioso, si morde il labbro inferiore, perplesso. Fa un silenzio in più, e una pausa un po’ più lunga, prima di ammettere che no, lui tempo ne ha, e che lei gli si incolla immediatamente dietro con il suo PUREIO!!! Lui smette di mordersi le labbra, il gioco è finito, chiunque sia quello che per primo abbassa gli occhi stasera sarà lui a dover pagar da bere. Allora ti farei vedere una Rocca, qua vicino, dice, quasi ammiccando, è molto bella; c’è anche un ristorante, li conosco. Se ti piace la buona cucina è il posto giusto. E poi così ti riprendi un po’, che ne dici?

E mentre lui parla la sua bella voce calda e invitante si sta facendo il giro completo del cervello, così che lei non riesce a non perdersi seguendo con gli occhi tutto il resto, che non sa cosa né dove stia guardando mentre gli dice magari, che bello, certo, mi farebbe piacere e via così.
Lui sorride apertamente, adesso, si alza facendola alzare, e pian piano ci sono, finalmente, fuori dal cimitero.

E appena fuori lei vede gli occhi di lui posarsi sulla sua macchina posteggiata. Vede i suoi occhi incrociare e sorridere beffardo allo scorgere quell’adesivo appiccicato in bella mostra, e per un attimo gliela legge, negli occhi, quella domanda, dai dimmelo è quella la tua macchina, ma lei distoglie lo sguardo, e tira dritta, niente, nicht, nothing, nada, non una parvenza di sensibilità nei confronti della povera auto abbandonata, anzi, andiamo? gli chiede, tranquilla, godendosela a fondo quella scena, che vede la sua spalla circondata dalla mano di lui, che se si gira dall’altra parte e alla medesima altezza c’è il suo petto, la sua maglietta, e alza il mento, ed ecco, lui c’è davvero, è lì, stanno andando via insieme, e non ha nemmeno più fame, e lo guarda, portami dove mi devi portare, gli dice.

(Dal racconto “Sopravvissuti e sopravviventi – giovedì 17 agosto 2000”, nel volume Sette notti con Liga, Sonzogno, 2010)

Venerdì, 19 novembre 2010